Sushi e Cibo Spazzatura

Londra è piena di fastfood e di cibo spazzatura, quel tipico cibo che provoca dipendenza e che più ne mangi, più ne desideri. Quello che ti fa svegliare con la voglia di fare colazione con un Whopper menù ed andare a letto con la voglia di un BlueBurry Muffin. Si, invertendo colazione e cena.  

Ad ogni angolo e ad ogni ora del giorno e della notte puoi mangiare qualcosa: finiti i tempi milanesi in cui dopo un certo orario l’unica possibilità è, forse, un kebab.
Amo la colazione da Costa, Caffè Nero o Starbucks con Muffin e caffè americano. Per pranzo, merenda e cena ho l’imbarazzo della scelta: hamburger da Mc Donald’s o Burger King, pollo fritto e fagioli da KFC, oppure tramezzini da Pret a Manger, sushi da Itsu o Wasabi, pollo da Nandos. 
Per fare la spesa trovo piccoli market gestiti da indiani e pakistani, piccoli supermercati come Tesco o Sailsbury, supermercati più grandi come Morrisons ed altri più di qualità, come Waitrose.
Diciamo che il cibo non manca e non costa nemmeno troppo.
Novembre si è rivelato un mese non troppo freddo ed i gradi prossimi allo zero non fanno soffrire come in Italia, anche per il fatto che a Londra corri. Cammini e corri per chilometri senza quasi accorgertene. E correndo sudi. E sudando ti ammali. E quindi ti ammali perché corri, non perché c’è freddo.
Il wifi, gratuito, è quasi ovunque. Generalmente basta registrarsi inserendo pochi dati e si è subito online, anche nella tube, la metro di Londra, grazie a Virgin. La maggior parte delle cose potrete farle da soli su internet e pagare con carta di debito o carta di credito è assolutamente normale, ovunque, ed anche per cifre vicino ad un pound.
Ho già letto che per aprire una società servono solo 14 pound, 48 ore e mezz’ora del tuo tempo per compilare il form di registrazione.
Mi è arrivata voce che trovare lavoro come free-lance, in inglese “contracter”, è molto facile grazie ad alcuni siti come peopleperhour.com, e nel campo dell’informatica si arriva a guadagnare anche 800 pound al giorno! 
Vedremo. 
Ma che ci facevo ancora in Italia?

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