lunedì 25 novembre 2013

Tayrona e Chairama

Sveglia alle 4.30 e pronti per recarci con la guida all'entrata del parco. Siamo lì alle 6.30 e bevendo un caffè la guida comincia a raccontare le sue passate esperienze, tipo quella in cui sentirono il ruggito di una tigre a metà percorso. Incoraggiante come inizio.
Piove molto e nel percorso ci riparano un poco i fitti alberi tipicamente tropicali. Ci aspettano 12 km camminando, di cui 5 in salita e sotto la pioggia.
Il paesaggio è davvero incantevole e la sensazione è quella di essere lontanissimi dalle comodità della vita a cui siamo abituati. Respiriamo il buonissimo odore della pioggia, ascoltiamo il cinguettio di diversi tipi di uccelli, notiamo alberi secolari e diverse specie di funghi, ammiriamo il paesaggio di un fitto bosco con le alte montagne della Sierra Nevada come sfondo.
Nel nostro percorso in salita, rallentato spesso da enormi banchi di fango in cui ovviamente immergo più volte il mio piede, e reso ancora più piacevole da piccoli torrenti d'acqua da attraversare ed in cui era possibile rinfrescarsi, incontriamo granchi di terra dal colore scuro, rane velenose dal tipico lo colore giallo fosforescente, migliaia di formiche di ogni dimensione intente a trasportare pezzi di foglie al loro formicaio. Il percorso ripido e pieno di ostacoli da attraversare, cunicoli in cui passare e piccole gallerie scavate dalle rocce, ci fanno quasi tornare bambini in un gigantesco parco avventura, ed anche un poco boy-scouts, quando curiamo con la bocca le piccole ferite causate da rami e filo spinato o cerchiamo di aiutarci con dei tronchi trovati lungo il sentiero.
Stiamo per arrivare in cima, a circa 450 metri. Il terriccio ai nostri piedi comincia a brillare di piccoli pezzi luccicanti come l'oro. In realtà, ci spiega la guida che all'inizio ci aveva illuso, non è oro tutto ciò che luccica, e quell'abbaglio era soltanto un minerale molto simile.
Superate le ultime pietre di quarzo bianco, vediamo dei  giganteschi massi formare una piccola caverna. Al suo interno, migliaia di anni fa, gli indigeni di quella montagna si riunivano per sacrifici e preghiere, gettando nel suo pozzo naturale pietre di quarzo o di oro, rendendo quel posto un vero tesoro nascosto a metri di profondità e tutt'ora irraggiungibile.
Eccoci quindi a Chairama, un villaggio costituito da case fatte con terra e foglie di palme, dove la gente vive ancora senza elettricità, acqua corrente e a piedi scalzi. Indossano tutti un abito bianco e una cintura marrone. Il loro cappello dello stesso colore a volte viene sostituito da un berretto della Nike o della Puma, un poco in contrasto con tutto il resto. Vivono di agricoltura e di artigianato venduto ai turisti, ma anche di felicità e serenità lontani dalla bramosia del denaro a cui le città ci abituano.
Iniziamo quindi il percorso in discesa caratterizzato da grandi rocce scalfite dalla pioggia e dal vento. Scendiamo per un'ora, saltando di roccia in roccia, a volte reggendoci per qualche tronco che sembra essere stato messo lì a posta.

Dopo circa 5 ore di cammino, il paradiso si presenta ai nostri occhi: palme, prati verdi e un mare dal colore azzurro. Sudati e stanchi, ci tuffiamo a mare, ci riposiamo un'ora e mangiamo.

L'ultima ora di cammino la percorriamo interamente a piedi scalzi lungo spiagge immense e piccoli percorsi di terra, fango e rocce.
Prima di tornare l'effetto del repellente è finito da un pezzo ed io vengo divorato dalle zanzare fermandomi ad osservare il formicaio più bello che abbia mai visto in vita mia.

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