giovedì 28 novembre 2013

Sorry

23 novembre. Londra. 

Non riesco a svegliarmi prestissimo come pensavo, ma riesco ad uscire di casa alle 10.30. Alla fine la mia classica tosse annuale che speravo di evitare è arrivata e dovrò aggiungere "Farmacia" alla lista dei to do.

Vado alla T-Mobile per cercare di risolvere il problema che avevo anche in Colombia e che non mi permette di utilizzare internet. Mentre il commesso gioca col mio Iphone, un uomo in camicia, penso il boss della situazione, mi chiede alcune cose.
- wtwtwrwrw living here?
- two weeks
- and wtwtwtrwwt stay?
- i don't know. I want to stay here.
- wtwtwtrwwt work?
- No. I'm looking for it.
- wrwtwtwttwtwtwtw?
- sorry?
- wrwtwtwttwtwtwtw?
- ehm... No..
- ok

Non ho proprio idea di ciò che mi abbia chiesto per ultimo, in quella frase detta praticamente senza aprire bocca e muovere la lingua. E magari ho risposto con un no alla domanda "vuoi lavorare qui per 1000 pound al giorno?"
Non lo saprò mai.
So solo che esiste una specie di comando che si aziona dicendo "Sorry?" che ti permette di risentire la traccia audio dell'inglese di turno, esattamente nello stesso modo, né più lento, né più veloce e senza aiuti o sottotitoli.
Praticamente se non capisci una cosa una volta, non la capirai nemmeno se la senti la seconda volta.

Passo a trovare Valeria dove lavora, al negozio Clarks, le famose scarpe di Dylan Dog e che qui costano quasi la metà rispetto all'Italia. Mi fermo al Caffè Nero a mangiare il mio muffin preferito, il blueberry muffin, e bevo un caffè. Totale 3.25 pounds. 
Mi reco quindi alla Barclays dove prendo un appuntamento per aprire un conto inglese, poi vado da Filippo a prendere le altre due mie valigie.

Nella lista delle cose da fare ho ancora cercare casa, chiamare mio fratello e la mia famiglia, contattare Tech Hub, parlare con Diana, andare a prendere Mario, farmi passare la tosse, varie ed eventuali.

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