venerdì 8 novembre 2013

Primera vez en Sudamérica

Il mio aereo per Bogotà parte alle 07:10 da Heathrow e fa scalo a Charles De Gaulle, Parigi. Siedo accanto una ragazza Colombiana di pochissime parole e, a parte venti minuti di turbolenze in pieno oceano atlantico ed un pasto orribile, arrivo puntuale, sano e salvo in poco meno di 12 ore di volo.
All'aeroporto El Dorado di Bogotà si respira quasi un clima di guerra: moltissimi poliziotti, esercito con fucili, polizia con casacche gialle che educano le persone ad essere prudenti, cani anti droga.
Una chiamata in Italia col mio numero italiano mi costa 6 euro al minuto ed un sms quasi un euro. Decido quindi di occupare parte delle mie 5 ore disponibili prima di ripartire per Cali per andare a comprare una scheda Movistar e attivare almeno una settimana di internet.
Il taxi fino al primo centro commerciale mi costa 12000 pesos, circa 5 euro, comprensivo di guida in perfetto stile palermitano, attraversamento di un marciapiede e scontri con altre auto sfiorati per millimetri.
Sia a Londra che a Parigi, la connessione a internet tramite wireless è gratuita rispettivamente per 45 e 30 minuti, a Bogotà invece non ci sono limiti. A Londra e a Parigi ho visto delle comodissime sale per potersi riposare con poltrone da far invidiare quasi i letti singoli. In Italia c'è ancora qualcosa che non va.
Mi dimentico del fuso orario, 6 ore in meno rispetto a Palermo, e chiamo mio padre svegliandolo nel cuore della notte. Poi faccio i controlli e aspetto il prossimo volo, già in ritardo di 20 minuti, stanchissimo a causa del jet lag e un poco infreddolito per i soli 10 gradi in questa città a 2500 metri di altezza.
Diana mi aspetta già a casa ed io vorrei teletrasportarmi.

Cosa ne pensi? Lascia un commento...

Nessun commento: