domenica 10 novembre 2013

L'arrivo a Cali

L’aereo per Cali ritardò più di un’ora e nell’attesa io, che furbamente avevo già messo in valigia la felpa, cominciavo a morire di freddo per la temperatura dell’aeroporto che era forse inferiore a quella di fuori. Erano già quasi 20 ore che ero sveglio e per il mio corpo l’orario era ancora quello europeo, circa le 4 di notte. Non appena sceso dall’aereo, il percorso verso il ritiro dei bagagli fu alquanto oscuro. Quasi tutte le luci erano spente ma almeno cominciavo a recuperare calore per i 27 gradi presenti lì.
Il nastro che trasportava i bagagli era piccolo e nessun televisore indicava la provenienza. Fu un uomo a gridare “Ya llegan los de Bogotà”, lo stesso che, non appena mi resi conto che l’unico bagaglio che continuava a girare in quel nastro non era il mio, mi disse che era già arrivato con un altro aereo ed era conservato in un ufficio della compagnia LAN, al secondo piano.
Il taxi che mi porta dall’aeroporto a casa di Diana impiega circa 30 minuti e mi costa 50000 pesos, circa 20 euro. Durante il tragitto, nonostante l’orario notturno vedo gente lavorare in officine d’auto, camminare per strada, mangiare. Dopo quasi 24 ore di viaggio mi sento veramente stanco. Mi sveglierò lo stesso intorno alle 5 di mattina: il mio corpo non ha ancora capito che si trova dall’altra parte del mondo.
La mattina facciamo colazione con buñuelos, pandebonos e caffè filtrato con un piccolo sacco di tela, come si faceva una volta in Colombia. L’abbaiare di alcuni cani, le grida di alcuni venditori ambulanti e il caldo mi ricordano quelli di un luglio palermitano. Facciamo un giro per un centro commerciale dove mangiamo empanadas accompagnate da alcune salse diverse: guacanale, veriche, criollo, mustaza. E beviamo una lulada, una bevanda fatta di Lulo, ghiaccio tritato e zucchero di canna. Prima di tornare, per strada compriamo anche due chondaduros, tipici di Cali, e un po’ di mango. Che meraviglia.
Nel tardo pomeriggio facciamo una passeggiata di fronte la Chiesa di San Antonio dove c’è una vista incantevole dei grattacieli di Cali e prima di tornare ci fermiamo a bere un calice di vino bianco in una terrazza di un locale con vista sulle luci della città e della musica dal vivo davvero incantevole.
Il giorno dopo invece passiamo una bella giornata allo Zoologico di Cali che ospita 350 animali di più di 200 specie diverse e nel pomeriggio mangiamo un Cholado, un bicchiere riempito di ghiaccio tritato, frutta, granatina e arequipe, di cui è interessantissimo osservarne la sua preparazione, dal ghiaccio che viene triturato manualmente alla frutta che viene tagliata a piccoli pezzi.

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