mercoledì 23 maggio 2012

Spezie e Pesce Spada


Ho bisogno delle mie spezie preferite. Quelle che danno gusto a tutti i pasti, dal primo al secondo. All’ultimo.
Il mercato del capo non era proprio come lo ricordavo: quel giorno era stranamente silenzioso, forse perché era una domenica mattina tardi e le prime bancarelle stavano cominciando a smontare. Il tempo poi non era dei più belli. 
Fino a qualche anno fa, quando ancora abitavo quella città, a maggio era già estate da un pezzo. Il primo maggio era ormai abitudine la prima scottatura al mare e dopo venti giorni si era già abbronzati. Non neri, ma abbronzati si. 
Quel giorno invece il cielo era completamente grigio, quasi come quello di Milano d’autunno, quasi come se un pezzo di questa città volesse ormai seguirmi ovunque vada. 
Le prime bancarelle sono quelle della frutta e della verdura. Fragole, Ciliegie, Arance, More, Lattughe, Zucchine. Tutte accompagnate da un pizzino poco chiaro sul prezzo, rigorosamente scritto a mano, dove le O rappresentano degli zeri e un piccolo segnetto, che potrebbe quasi rendere le O delle Q, nasconde in realtà un 9. 
Ma un sugnu a du’ euro i more?
No. Tre euro!
Ahhh.. Ma unn è scrittu accussì chiaru.
Se, u sacciu, ma sù tre euro.
Ma sono buone? …No.
La leggenda vuole che ogni cosa al mercato vada prima provata, e magari anche contrattata. Le influenze arabe, quelle che sono rimaste nella cultura siciliana, quelle non dovrebbero mai essere dimenticate.
Tranci enormi di pesce spada sono sui banconi di quasi tutti i pescivendoli. Qualcuno sembra ancora più fresco perché appena arruciato dall’acqua presente nel classico secchio blu. Scatto qualche foto al pesce con il mio nuovo giocattolo: una piccola lomo tascabile. Dietro il pesce, alzando appena lo sguardo si scorge non proprio bene il fondo del locale buio del venditore, insieme ad una bilancia di almeno un secolo fa e un altro tavolo in marmo dove vi sono poggiati sopra altro pesce e altri secchi.
Prego! 20 euro u kilu. S’accattasse. E’ buono.
Continuai la passeggiata tra venditori di detersivi, scarpe, olive, pomodori secchi, origano, alloro. 
Una signora mi spiega che il piccolo panificio in cui sto comprando due treccine fa lo sfincione più buono di Palermo. Ancora più buono di quello che fanno lì vicino, e che poi rivendono in giro per la città siciliana con i vecchi Ape Piaggio. 
Purtroppo quel giorno quello sfincione è già finito. 
Pochi passi ancora ed ecco le mie spezie: un bancone enorme con tanti piccoli sacchettini contenenti singole spezie o particolari mix originali chiamati con nomi come “Condimento del mafioso” o “Condimento Siciliano”. Compro un po’ di cipolla, di aglio, di paprika dolce, di condimento per la pasta Aglio, Prezzemolo e Peperoncino, tipica delle notti insonni, e si, prendo anche il condimento per la pasta del mafioso. Adesso ho le mie spezie, un po’ di nostalgia di quel mercato e della sua compagnia e pochissimo tempo per correre verso l’aeroporto e non perdere l’aereo che mi riporti al nord.

Foto: Pesce al mercato del Capo - Palermo - 2012


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