martedì 26 ottobre 2010

7PC - I SETTE PECCATI O VIZI CAPITALI

I vizi capitali (spesso chiamati impropriamente peccati capitali) compaiono già in Aristotele che li definisce "gli abiti del male". Sono peccati che prevedono la consapevolezza del desiderio di nuocere ad altri e generano altro male. Sono inoltre rappresentati in un famoso quadro di Bosch. Al pari delle virtù, i vizi derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di "abito" che lo inclina in una certa direzione. Nel Medioevo i vizi sono visti come un'opposizione della volontà umana alla volontà divina. Nell'Età dei lumi la differenza tra vizi e virtù perde importanza, poiché anche i vizi, come le virtù, concorrono allo sviluppo industriale, commerciale ed economico. Dopo il periodo illuminista i vizi compaiono in alcune opere di Kant che vede nel vizio un'espressione della tipologia umana o di una parte del carattere. I vizi diventano quindi malattie dello spirito.

Nella dottrina morale cattolica, i vizi capitali sono desideri non ordinati verso il Bene Sommo, cioè Dio, dai quali tutti i peccati traggono origine. I sette vizi capitali sono:

Superbia (desiderio disordinato di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi).
COLORE ASSOCIATO: VIOLA

Avarizia (desiderio disordinato dei beni temporali).
COLORE ASSOCIATO: GIALLO

Lussuria (dedizione al piacere e al sesso).
COLORE ASSOCIATO: BLU

Invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio).
COLORE ASSOCIATO: VERDE

Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
COLORE ASSOCIATO: ARANCIONE

Ira (disordinato desiderio di vendicare un torto subito).
COLORE ASSOCIATO: ROSSO

Accidia (lasciarsi andare al torpore dell'animo, fino a provare fastidio per le cose spirituali: in particolare, abbandono della preghiera e dell'amicizia verso Dio perché faticosa).
COLORE ASSOCIATO: AZZURRO

Durante il medioevo la Chiesa aveva incluso nei vizi capitali anche la tristezza, in quanto questo sentimento indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini.
Fino al secolo scorso la vanità era un vizio capitale. È stata poi inclusa nel peccato della superbia.
Secondo la Chiesa il peggiore dei sette vizi è la superbia, poiché con questo sentimento si tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerarlo quindi inferiore a come dovrebbe essere considerato. Infatti è proprio la superbia il peccato di cui si sono macchiati Lucifero, Adamo ed Eva.

Fonti: wikipedia; analisigrafologica


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