lunedì 9 agosto 2010

Repubblica di Santo Stefano e SONA di Prison Break

Santo Stefano è una piccola isola del Mar Tirreno situata al largo della costa fra Lazio e Campania, e fa geograficamente parte delle Isole ponziane. Ha una forma circolare di meno di 500 metri di diametro, ed un'estensione di circa 27 ettari.
In quest’isola è presente un carcere, ormai dismesso, con una forma che ricorda parecchio quella del Panopticon (vedi dopo) e dotato di una storia parecchio interessante che ricorda quella dell’immaginario carcere SONA presente nella serie televisiva Prison Break.

L’idea alla base del Panopticon (“che fa vedere tutto”) era quella che - grazie alla forma radiocentrica dell’edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici - un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento, i quali non devono essere in grado di stabilire se sono osservati o meno, portando alla percezione (sempre da parte dei detenuti) di un'invisibile onniscienza, che li avrebbe condotti ad osservare sempre la disciplina

Ma ecco la storia.
La cosiddetta Repubblica di Santo Stefano fu una colonia collettiva ed autonoma, durata poche settimane, istituita da un gruppo di camorristi, reclusi nel penitenziario dell'isola di Santo Stefano, che presero il potere dopo una violenta rivolta ivi avvenuta nell'ottobre del 1860
Nell'ottobre del 1860 nel penitenziario borbonico dell'Isola di Santo Stefano, espiavano le proprie condanne un gruppo di 800 carcerati quasi tutti di origine napoletana ed affiliati alla Bella Società Riformata. Molti di loro erano stati condannati al domicilio coatto nell'isola perché considerati pericolosi per la società o perché si erano resi protagonisti di vicende criminali gravi all'interno di altre prigioni del napoletano. Quando alcuni di questi, approfittando del fatto che il distaccamento borbonico che presidiava il posto aveva dovuto raggiungere in massa Capua dove l'esercito di Francesco II si trovava sotto assedio, disarmarono e bloccarono alcuni secondini si innescò una furibonda rivolta che vide protagonisti i guappi ed i peggiori camorristi tra quelli reclusi. Le 40 guardie della prigione furono facilmente disarmate e bloccate, i cancelli furono aperti e il gruppo di rivoltosi si sparpagliò per l'isola. Dopo qualche ora di caos, fu trovato l'accordo con i secondini e con i pochi isolani residenti e fu costituita una giunta denominata "Commissione per il buon ordine" le cui redini furono offerte al capintrito Francesco Venisca.
La comunità si diede addirittura uno statuto costituito dai seguenti articoli:
Qualunque condannato uccidesse un suo compagno a tradimento sarà punito con la morte.
Qualunque condannato offendesse i superiori dell'ergastolo o i guardiani, per vie di fatto o per minacce, sarà punito con la fucilazione.
Qualunque condannato offendesse la vita e le sostanze degli isolani sarà punito con la morte.
Qualunque isolano offendesse l'onore delle famiglie appartenenti ai superiori, guardiani e persone oneste dell'isola sarà punito con la morte.
Durante la sua breve esistenza, la Repubblica di Santo Stefano elesse anche un senato, composto dai guappi e dai camorristi più importanti, che doveva decidere le condanne per coloro che non avessero rispettato lo statuto.
Ed in effetti alcuni "processi" con relative condanne ci furono, tutte registrate inchiostro su carta: Pasquale Urso fu condannato a 50 bastonate e a 30 giorni di isolamento in una cella perché aveva rubato dei sacchi di farina; Antonio Margiotta, dopo aver rubato del legname ed un considerevole quantitativo di uva dalla vigna di un contadino, fu costretto a fare il giro dell'isola diverse volte con la refurtiva legata sulle spalle. Ci furono anche condanne a morte, come quella di un certo Giuseppe Sabia, resosi colpevole di aver rubato una capra. Fu trovato nello spiazzo del cimitero proprio mentre la stava arrostendo, fu ucciso sul posto a pugnalate ed il corpo gettato da una scogliera. Un altro condannato a morte fu Vincenzo Fedele. Le cause della condanna di quest'ultimo non sono note, probabilmente fu ucciso per vecchi rancori tra gruppi di camorristi.
Nel gennaio del 1861 giunse poi sull'isola una spedizione di marinai italiani. I marinai domarono i rivoltosi, probabilmente dopo aver trovato un accordo con i capi della commissione, e riportarono la legge sul posto.

[Fonte Wikipedia]

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