venerdì 25 settembre 2009

Un sogno di un sindaco buono a Palermo

"A me, anche se sto a Milano, di Palermo mi importa!"
E uno dei miei sogni è quello di vedere una persona che faccia veramente qualcosa per la mia città!
perchè poi alla fine, anche se ci sono tutti questi problemi, non mi sembra così impossibile.
Non che da un giorno all'altro si debba sistemare tutto, credo sia parecchio impossibile. Ma semplicemente eleggere un sindaco a cui gli freghi davvero qualcosa della sua città. Un re buono che almeno ci provi a sistemare qualcosa, un re che tutto il popolo possa amare, e con cui riesca a parlare. E soprattutto qualcuno che non faccia solo i propri interessi, perchè si sa che con tutte le buone intenzioni del mondo, appena cominciano a girarti attorno "soldi facili" è difficile non prenderli e metterli in tasca.
Penso che in Sicilia di questi "soldi facili" ne girano parecchi, come in tutto il mondo del resto, perchè tutto il mondo è paese e la Sicilia è un paese, ma evidentemente in altre città del mondo sanno prendere questi soldi, metterseli in tasca, ma senza esagerare, pensando per loro, ma anche un pò per gli altri!
Insomma, è pesante anche essere siciliano a Milano e nel mondo! Perchè: hai visto il tuo sindaco che combina? Hai visto il tuo presidente della regione cosa fa? Hai visto la tua città allagata?
e la mafia? Perchè sembra che la MAFIA sia solo a Palermo e in Sicilia?

Dopo questa mia premessa, pubblico la parte finale di un articolo letto sul corriere, sempre sull'ormai famosissima storia di Franco, il marinaio, il sindaco Cammarata, etc... etc...
La parte interessante è che racconta di altri "piccoli" problemi accaduti di recente ma già quasi dimenticati. E alcuni fanno davvero ridere!
Assumere 110 autisti di autobus senza patente? A PALERMO si può!
Viva Palermo e Santa Rosalia! SEMPRE!

Da corriere.it del 24/09/2009:
[...]
Chi era questo Franco? «Un marinaio di Porticello che conosce il pesce come le sue tasche: Franco, per gli amici "u bellacchiu"». Tombola. Mano a mano, vien fuori di tutto. Che la cronista di Striscia ha inutilmente cercato Alioto «forse una quarantina di volte», a partire da febbraio e sempre in orario di lavoro. Che il giardiniere-skipper aveva dei fogli-presenza firmati in bianco che poi venivano gestiti direttamente «in alto loco». Che era l'unico degli addetti alla Casa Natura della Favorita a non avere il tesserino magnetico. Che era stato assunto per chiamata diretta nell'azienda comunale dei giardini pur essendo di mestiere marinaio e avendo soltanto la quinta elementare. E via così. Che razza di azienda «modello» fosse, la Gesip, si sapeva. Basti ricordare che la potatura delle piante fino a 249 centimetri di altezza tocca ai suoi giardinieri, dai 250 in su a quelli del settore ville e giardini. Col risultato finale che, come raccontavamo mesi fa, per gestire una quota di verde urbano simile, poco più di 2000 ettari, Torino spende 12 milioni di euro e Palermo più del doppio: 27.

Immaginate come potevano essere i controlli, in una municipalizzata così, sul giardiniere-skipper... Diego Cammarata, però, tiene duro. Nonostante l'ultima tegola gli sia caduta su una testa già ammaccata. Prima i guai per la gestione disastrosa dell'Amat, dove su 598 autobus in dotazione quelli in grado di muoversi erano arrivati a essere meno della metà (235) e dove alla vigilia delle «comunali» erano stati assunti 110 autisti di autobus tutti 110 senza patente. Poi i guai dell'Amia, dove dirigenti erano troppo impegnati in lussuose missioni negli emirati arabi da 800 euro a notte per rimuovere la spazzatura, fino al punto di costringere Berlusconi a spedire giù di corsa Bertolaso per evitare un disastro «napoletano» targato Pdl. Poi la rivolta dei governatori e dei sindaci di destra del Nord, con in testa Flavio Tosi per la decisione del governo di tappare un po' di buchi palermitani con un sostanzioso acconto 80 milioni: «Il Comune di Palermo dovrebbe essere immediatamente commissariato. Già quello di Catania non era un bell'esempio, ma questo è ancora più grave: Cammarata guida il Comune da più di sette anni, non ha scusanti...». Eppure, a dispetto del nome della barca, che si chiama «Molla», il sindaco pare non avere intenzione di mollare affatto. Gianfranco Miccichè, quello che per anni è stato il viceré berlusconiano in Sicilia e il suo primo inventore (quando lo candidò alcuni commentarono: «Cammarata? Ma cu è, u' sciacquino di Micciché?») lo ha scaricato: «Spero ci risparmi almeno la pena di un dibattito sulla fiducia». E con Miccichè lo hanno scaricato i lombardiani. Che punterebbero insieme a logorarlo mentre preparano la successione. Ma questo, spiegano i suoi alleati a partire da Totò Cuffaro, è un ottimo motivo per restare imbullonati alla sedia. E lo scandalo? Uffa, uno più o uno meno...

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