mercoledì 20 agosto 2008

da un libro che non esiste...

[...] Percorrevo quella caldissima strada ormai da almeno 120 minuti. Il caldo torrido di quella terra quasi mi asfissiava, seccandomi la bocca, le labbra e gli occhi. In più il caldo proveniente dal radiatore della moto quasi mi bruciava le gambe e mi riscaldava il sedere. Così tanto da sudare, sebbene il vento fosse abbastanza forte alla velocità di 110 km/h. Sulla visiera del casco continuavano ad abbattersi piccolissimi insetti. Uno invece era talmente grosso che dovetti pulire un poco con la mano, staccandola dalla frizione. Cominciavo ad essere stanco. Ogni tanto allungavo un pò una gamba e poi l'altra quando sentivo che cominciavano ad addormentarsi. E lo stesso facevo ogni tanto con le mani, specie la sinistra, che in quella lunghissima strada dritta e desolata senza curve era quella che usavo meno. Solo in moto si riescono a sentire tutti gli odori incontrati durante il viaggio, ed è questo che rende particolare ed unica l'esperienza di una seppur breve e stancante passeggiata in sella a due ruote. Quando piove la prima cosa che si sente è il tipico odore dell'asfalto e della terra bagnati portando un leggero senso di tristezza. Passando in mezzo ad immensi campi spesso si sente quel tipico odore di campagna che ricorda il senso di relax e di libertà. E così ogni posto da cui si passa rimane impresso tra i ricordi non solo per ciò che si vede, ma anche per ciò che si sente.
Ero stanco. La bocca secca mi metteva sete ed avevo anche quasi finito la mia riserva di carburante. A circa due kilometri sapevo di un piccolo paese vicino al mare. Sicuro avrei trovato un posto dove rinfrescarmi e fumare una sigaretta.
Fu lì che mi fermai, in un piccolo bar distante pochi metri da una spiaggia. Fuori, vicino all'entrata, erano sistemati alcuni tavolini e degli ombrelloni che ricordavano molto lo stile delle Hawaii. In più la fantastica giornata di sole, il rumore del mare e la leggera brezza proveniente da Est riuscivano quasi a farmi immaginare la bellezza di quelle isole. Mi fermai poco distante, davanti a un recinto in legno che delimitava i confini del prato del bar.
La moto continuava ad emanare un caldo intensissimo.
Fu mentre stavo per togliere il casco che il mio sguardo finì su un gruppo di ragazze sedute ad uno di quei tavolini. Fu lì che la vidi la prima volta. Proprio in quel momento i nostri sguardi si incrociarono per un istante, e lì rimasero fissi per pochissimi istanti che sembrarono durare un'eternità. Accanto a lei due sue amiche verso cui ogni tanto si girava a rivolgere due parole, che con lei continuavano a parlare e ridere. Sempre col sorriso, con quei capelli lunghi mossi dal vento e quello sguardo che mi colpì fin da subito. Era bellissima. [...]

...tratto da un libro che non esiste...

Foto by fmuller


Cosa ne pensi? Lascia un commento...

1 commento:

Anonimo ha detto...

prima o poi lo scrivi sto libro, tranqui...