Se

Se l’alfabeto si fosse chiamato gammadelto o lambdarò, o ipsilonòmega.
Se Alfa & Beta non si filassero per niente e fossero costrette per sempre e per convenzione a una vicinanza umiliante.
Se l’alfabeto si chiamasse alfa-beta, al femminile, come per logica dovrebbe succedere.
Se tutte le lettere di questa alfa-beta portassero la minigonna, se la d girasse col maglioncino legato in vita per non far vedere il sederone.
Se la P sognasse reggiseni della seconda.
Se la B aspettasse un bambino.
Se la t, la slungagnona, si facesse rifare il naso e diventasse una I
Se tutte le lettere dell’alfabeto fossero degradate a cartoline dell’alfabeto. E spedite lontano, in un mondo senza penne. Che terribile destino.
Se i numeri fossero lettere e le lettere numeri.
Se la matematica fosse una cosa di fantasia.
Se la lingua fosse mera formula. Ma pensa alle poesie, che schifo. Con nove numeri che hanno infinite possibilità di far rima (otto/diciotto/milleotto; tre/ventitré/un milione e tre…).
Già, e lo zero? Se lo zero, Narciso, facesse rima soltanto con se stesso.
Se lo zero fosse una O e la O uno zero. Pensa che casino far tornare i conti. Pensa che confusione scrivere ornitorinco. Zerornitzerorinczero.
Se le lettere avessero un’anima e il loro paradiso fosse il romanzo più bello di tutti, quello che non abbiamo mai letto. E chissà se c’è e se quando un alfabeto muore con la sua civiltà, finisce per sempre o va a rivivere da qualche parte. A costruire parole, proposizioni. Idee.
Se l’alfabeto Morse, prima di morire, avesse conosciuto una virgola. Da quell’amore, chissà, avrebbe ottenuto almeno un motivo per sopravvivere.
Se tutti gli alfabeti del mondo, di tutte le epoche, di tutti gli uomini diventassero un unico strepitoso alfabeto fatto di mille segni e mille disegni.
E se tutte le parole scritte si ribellassero e si ricomponessero in un unico infinito vocabolo.
Se l’alfabeto russo si confondesse con quello latino e il latino con il greco e il greco con il giapponese e il giapponese con l’armeno e l’armeno con il tibetano e il tibetano con l’ebraico e l’ebraico con l’arabo e l’arabo con il babilonese e il babilonese con il cinese…
Se il fonema se, che è l’interpretazione vocale di due segni, non significasse nulla.
Forse qualche utopia sarebbe realtà.

(dal mio quadernone della Smemoranda adibito agli appunti di Fisica II…)

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