martedì 12 agosto 2014

Delle mie ferie estive

Roma, un giorno di ferie dei pochi concessi quest'anno. 
Uno per l'esattezza. 
Passato praticamente in viaggio da Londra a Ciampino.

Quello che doveva essere un riavvicinamento ad una persona a me tanto cara, si è trasformato quasi improvvisamente in un viaggio in solitaria. Uno di quelli che ti fa pensare: ma che ce vai a fà a Roma ad Agosto invece di tornare al tuo bel mare, alla tua casa, tuo padre, tua madre e le arancine?
A volte ci si dice addio col pensiero, senza pronunciarlo. Un ultimo messaggio non risposto che fa capire che è finita definitivamente una storia a cui tenevi e che hai sempre cercato di portare avanti.

Amo Roma e non perdo mai un'occasione per tornarci. Me ne accorgo subito di esserci, sul bus verso Anagnina, quando una signora chiede all'autista quando passa il prossimo. 
"Ahò signò! Quando passa, passa." - Risponde lui.

Il tempo di prendere la stanza nel bed & breakfast del mio collega, "In the city center you too", e mi fiondo alla stazione per informarmi sui treni diretti al mare. L'idea della sabbia bollente, di cuocere sotto al sole e ogni tanto nuotare sott'acqua superano la voglia di una passeggiata nella Capitale. Per quello ci sarà un ritaglio di tempo la domenica mattina. Pan carré con vero speck e salamino tagliato a fette per cena. Poi tanta buona Ferrarelle, un'ora di relax, doccia e si esce.

Decido di seguire i consigli di Alessandra, una ragazza gentilissima a cui ho chiesto informazioni in metro, e vado a Trastevere. Niente bus, utilizzo il car sharing con car2go e cerco una macchina da noleggiare. 
Dopo essermi ricordato ancora una volta come si mette in marcia una Smart, dopo essermi ricordato che la Smart non ha la frizione e quel pedale a sinistra è il freno, e dopo essermi ricordato che a Roma si guida a destra e non a sinistra come a Londra, mi dirigo verso il centro, passando per il Colosseo e il lungo Tevere.
Ho la memoria corta e mi ero dimenticato un'ultima cosa: a Roma non c'è mai un buco per posteggiare nemmeno una scatoletta due posti come quella che sto guidando.

Piazza Trilussa è come la ricordavo, piena di ragazzi seduti a bere birra e fumare. Porta d'accesso a Trastevere. Una ragazza francese mi consiglia un piccolo pub dove fanno cocktails a poco prezzo, ma decido di prendere una birra e fare una passeggiata da solo.
In una notte d'Agosto a Roma puoi:
imbatterti in un gruppo Jazz che suona della bellissima musica in piazza;
goderti la vista del Tevere da uno dei meravigliosi ponti che lo attraversano;
passeggiare tra le bancarelle del lungo Tevere;
mangiare una fetta di anguria a un euro;
guardare un film dal ponte sull'isola tiberina proiettato all'aperto a pochi metri di distanza;
scorgere scavi e templi romani quando meno te l'aspetti.
Meraviglia.

Giorno due.
Sveglia con calma e colazione con cornetto alla marmellata e cappuccino. Il treno per Gaeta parte alle 10.36 e ho qualche minuto ancora per approfittare delle prese nel bagno, inesistenti a Londra, e accorciare un poco la barba che è ormai diventata davvero troppo lunga.
Ho anche il tempo di approfittare di una doccia da cui esce abbastanza acqua da poter essere definita doccia, abbastanza difficile da trovare a Londra, ed anche il tempo di sedermi in una tavolozza pulita, altra cosa praticamente inesistente a Londra quando condividi una casa.
Stranamente, il treno è in ritardo e pieno di persone.. ehm.. "particolari": c'è il tipo che spruzza continuamente deodorante nell'aria, quello che vuole caricare un carrello per portare le casse di frutta nella cappelliera, e quello che parla un napoletano così stretto da far fatica a capire. Poi c'è la signora che si lamenta del ritardo, quella che sbuffa per il caldo, e così via.. per 10 vagoni.


La stazione di Gaeta è in realtà a Formia. Da lì un autobus stracolmo di gente vi porterà in circa 15 minuti ad un mare davvero bello e pulito. Qualche turista straniero si meraviglia come mai la macchinetta per obliterare il biglietto non funziona e chiede informazioni al conducente. Questi gli risponde che non deve preoccuparsi. E lui torna a sedersi parecchio allibito.

Le spiagge più belle sono verso est, e con la bassa marea si possono raggiungere due calette un poco più riservate. Io però decido di non rischiare attraversando il mare con lo zaino contenente tutta la mia vita.
Finalmente prendo un poco di sole anche io e riesco a fare quattro bracciate in acqua.
Il mio pranzo è una fetta di anguria per strada e un tiramisù alla gelateria Il Molo. Poi, per miracolo, riesco a prendere il treno per Roma facendomi le corse per comprare il biglietto. Perderlo avrebbe significato aspettare almeno un'altra ora a Formia. E non c'era motivo.

Il mare stanca, si sa, e cado in un sonno profondo fino alle 23, quando mi sveglio e mi ricordo che non avevo ancora fatto la doccia e che non potevo perdere un sabato sera romano a dormire.  
Stavolta decido di andare a Campo de' Fiori e dopo aver posteggiato la macchina a piazza bocca della verità, faccio una passeggiata di circa 15 minuti, fermandomi per almeno 10 minuti a contemplare quello che è praticamente un Colosseo più piccolo, ma più completo.
Entro in un locale pieno di stranieri e provo a conoscere qualche persona senza però riuscirci. Una ragazza brutta, grossa e cicciona a cui chiedo di dov'è mi risponde semplicemente "Sidney" voltandosi con un'aria del tipo "ma tu che vuoi?". 
Guarda che sei brutta, grossa e cicciona, e non vuoi nemmeno fare amicizia. Ho solo pensato io, senza dirglielo.
Bevo un Montenegro con ghiaccio e torno a girare per la città, trovandomi in mezzo ad un gruppo di ragazzi stranieri. Sono ragazzi di tre ostelli diversi che organizzano un giro per tre locali e sono diretti all'ultimo. Dopo aver convinto il buttafuori a farmi entrare ("serata solo stranieri, il locale non fa entrare italiani", cosa non del tutto vera) passo qualche ora lì e torno a casa con una nuova lezione di vita: prenota sempre la macchina car2go prima di fare 20 minuti di camminata, salire 50 scalini e trovare la Smart che finalmente ti riporterà a casa già prenotata da qualcun altro!

Giorno tre.
Metto la sveglia alle 9, ma come ogni giorno la spengo almeno per cinque volte, ogni nove minuti. So che devo lasciare la stanza e non voglio perdere una giornata a letto. Oggi ho in programma Colosseo e giro in centro.
Dopo aver fatto colazione al ristorante/bar proprio sotto il bed and breakfast, vengo attratto da musica latina a tutto volume: nel parco vicino ci sono i preparativi per una festa ecuadoriana e mi fermo a curiosare. In viaggio faccio sempre colazione due volte. Non so perché, ma ho più fame. Forse per ingrassare dovrei vivere in vacanza. 
Mi fermo quindi al bar Panella, in largo Leopardi, dove prendo un ottimo caffè con zabaione. Assolutamente da provare.

Ci sono già circa 30 gradi e la fila per entrare al Colosseo è infinita, ma trovo il modo per evitarla: facendo quella per il Palatino, molto più breve, riesco a visitare l'uno e l'altro con lo stesso biglietto. Per breve intendo circa 45 minuti sotto il sole, molto meno rispetto a quelle da passare nell'altra fila, che continua fin dentro il Colosseo. Finalmente visito l'anfiteatro Flavio e vado in centro a fare un giro. Sia la fontana di Trevi che quella a Piazza di Spagna sono in ristrutturazione, ed è quasi l'ora di andare in aeroporto. Anzi è proprio l'ora, dato che mi ero dimenticato del fuso orario ed ero già in ritardo!

La mia fortuna mi aiuta. E l'aereo ritarda tre ore!

In questi tre giorni in Italia, a Londra è arrivato l'autunno. Il forte vento fresco sorprende tutti, anche i tedeschi ancora vestiti in pantaloncini corti e sandali. Il treno per King's Cross partirà tra un'ora e mi sono lasciato sfuggire l'ultima occasione di un po' di compagnia. La valigia è carica di biscotti, tegolini, trancini e grisbì. Ai piedi porto un paio di scarpe marroni nuove che avevo già visto a Palermo e che finalmente sono riuscito a comprare. In tasca, invece, mi rimane solo qualche spicciolo di euro.
Torno a casa con un po' di malinconia e con alle spalle un'altra esperienza da vagabondo solitario. 
Da domani si ricomincia. 
Anzi, tra qualche ora.

Colonna sonora: Under the bridge - Red Hot Chili Peppers

Sometimes I feel like I don't have a partner
Sometimes I feel like my only friend
Is the city I live in, the city of angels
Lonely as I am, together we cry

I drive on her streets 'cause she's my companion
I walk through her hills 'cause she knows who I am
She sees my good deeds and she kisses me windy
I never worry, now that is a lie

I don't ever want to feel like I did that day
Take me to the place I love, take me all the way

It's hard to believe that there's nobody out there
It's hard to believe that I'm all alone
At least I have her love, the city she loves me
Lonely as I am, tTogether we cry

Under the bridge downtown is where I drew some blood
Under the bridge downtown I could not get enough
Under the bridge downtown forgot about my love
Under the bridge downtown I gave my life away


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lunedì 16 dicembre 2013

Non tutti sanno che a Londra...

Waterloo Station
Tutti voi sapete già che nel Regno Unito si guida a sinistra, che il volante nelle auto è, quindi, a destra e che quando attraverserete la strada guarderete sempre nella direzione opposta a quella di marcia e rischierete di farvi mettere sotto. 
È facile riconoscere chi vive da poco a Londra: prima di attraversare, infatti, questi ruoterà velocemente la testa a destra, quindi a sinistra, quindi di nuovo a destra e di nuovo a sinistra. Il movimento sarà continuo durante tutto l'attraversamento della strada, come se stesse continuando a dire "no" con la testa. I più timorosi sono i più lenti e spesso accompagnano il movimento a rotazioni del corpo, semmai spuntasse qualche autobus da dietro.
Io mi piazzo a metà strada, scusate il giro di parole, tra il timoroso e il sicuro, come se dopo un mese a Londra vivessi già qui da diversi anni. 
Molti di voi sapranno anche dei tipici due rubinetti inglesi separati: uno per l'acqua fredda e uno per l'acqua calda. 
Per essere più precisi e rendere l'idea, quello a sinistra eroga acqua a circa 80 gradi, mentre quello a destra a circa 6, temperatura ambiente, fuori dalla finestra ovviamente.
All'inizio le sperimenterete tutte per creare la vostra acqua tiepida per lavarvi la faccia ma ciò vi provocherà soltanto ustioni nella mano sinistra e congelamenti in quella destra. Rinuncerete quindi presto e vi ritroverete a lavarvi i denti in cucina, dove generalmente il rubinetto è unico anche se l'acqua calda e fredda non vengono mischiate bene e sentirete piccole ustioni e piccoli congelamenti nella stessa mano, o bocca.
Fortunatamente, le docce funzionano bene ed hanno quasi tutte un mixer con livello di temperatura da 1 a 10, in cui 6 è già bollente anche per me che amo le temperature equatoriali e 10 probabilmente è usato come strumento di tortura.
Ho imparato a sopportare l'acqua gelida per lavare i denti, ma per lavare la faccia preferisco fare una doccia.
La carne di cavallo non è per niente diffusa, considerato un animale come il cane.
Nei parchi troverete tanti laghi e tanti cigni. Ma non ci giocate o affezionate troppo: sono della Regina e anche per questo non possono essere mangiati.
A differenza di Milano, gli autobus non si fermano se non gli fate gesto di fermarsi alzando il vostro braccio. Se vi distraete potrete vedere il vostro autobus passarvi davanti come se non ci foste, anche se in quella fermata ci siete solo voi e ci passa solo quel bus. Se invece siete stati bravi a farvi notare, il bus proverà prima a mettervi sotto se siete troppo vicini alla strada e vi farà poi percorrere metri prima di farvi salire dalla porta anteriore. Gli autisti hanno il piede pesante e non sanno mai calcolare la frenata.
In ogni casa inglese troverete sempre un bollitore, un tostapane, la moquette in quasi tutte le stanze, ma non in bagno se siete fortunati, del tè, un microonde. In quasi tutte le case dovrete togliervi le scarpe appena entrati. Praticamente nessuna casa inglese ha la porta blindata ed hanno tutte la fessura per la posta. Il postino vi inonderà almeno 4 volte al giorno con posta spazzatura, volantini e cartacce varie, che vi ritroverete puntualmente a terra pestandole con le scarpe di solito bagnate per la pioggia.
I semafori passano dal rosso al verde con un bell'arancione di mezzo in stile gran premio e sebbene si dica che a Londra piove sempre, tra fine novembre e dicembre ho visto solo 2 giorni di pioggia e no, a Londra non fa più freddo che a Milano.

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domenica 8 dicembre 2013

L'ultima metro o l'ultimo bus

La metro chiude presto, diciamo prima dell'una. Ad un certo orario, nel bel mezzo della serata, quando cominci a divertirti e magari ad essere un po' brillo, devi prendere una decisione: prendere l'ultima metro ed essere a casa in circa un'ora, prendere una serie di bus lenti, umidi e occasionalmente colorati e odorati di vomito, impiegando almeno due o tre ore, oppure aspettare la prima metro intorno alle 6 del mattino.
L'opzione A è la mia preferita. Ieri ne ho avuto la conferma.
Perdere l'ultima metro significa anche camminare tanto e resistere anche 30 minuti al freddo aspettando il bus.
Alcune applicazioni mobile che ti indicano gli orari di metro e bus aiutano la tua decisione. Bus Times è ottima, Tube map è fondamentale, Citymapper è favolosa.

Ho visto già una ventina di case e stanze su gumtree, tutte favolose in foto e quasi tutte orribili nella realtà. La mia pazienza si sta esaurendo e il tempo perso per cercare le case, contattare via sms l'inquilino, incastrare gli appuntamenti vicini, raggiungere le case e poi tornare indietro sta diventando angosciante. 

Cheers. 

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sabato 7 dicembre 2013

La cultura dei pub

La cultura dei pub a Londra mi piace. Ce ne sono tanti, uno più bello dell'altro. La birra e buona. Ed anche la Ale, un tipo di birra intorno ai 4.6 gradi, un po' più calda e meno frizzante. Non è strano notare gente anziana al pub, anche sola, a bere birra senza l'obiettivo di ubriacarsi.
Una "session" consiste nel bere birra leggera, meno di 4 gradi alcolici, in cui ciascun partecipante al tavolo offre agli altri. Bere tanto e ubriacarsi poco, solo per raggiungere quel grado di euforia e scioltezza che ti permettono di divertirti e passare una piacevole serata. È un bel concetto, e lo sarà anche di più per me quando deciderò di fare una plastica alla vescica, aggiungendo un bordino da 33cl in più per non dover pisciare 66cl di birra ogni 33 che ne bevo.
La pinta è un poco più di mezzo litro, 56cl, per cui le bottigliette da 33 a cui siamo di solito abituati qui sono più piccole, sono da 28. E fa strano leggere nel retro delle becks 284ml.
Perché non arrotondare?
Dieci minuti prima delle 11 suona la prima campanella: è il segnale che tra poco non sarà più possibile ordinare altro alcool.
Dieci minuti prima delle 12:30 suona la seconda campanella: è il segnale che si chiude. Tutti fuori. La birra, se vuoi, te la finisci per strada. In un bicchiere di plastica.

Negli ultimi giorni ho visto quasi più spazi di co-working che case. Sto quasi pensando di andare a dormire davanti al pc in uno di questi.
Le case che ho visto sono quasi tutte orribili e a prezzi assurdi. 430 pound per una con puzza di urina, 410 per una dal tipico odore di muffa, 420 più luce e gas con moquette strappata e sporca ed una cucina dove con i resti lasciati a terra  e sul tavolo ci sfami il terzo mondo.
La pulizia costa. Ed anche troppo. Con 600 pound al mese forse trovi una stanza decente in una casa decente, a 10 minuti a piedi dall'autobus che in 10 minuti ti porta alla metro che in un ora e 10 minuti ti porta in centro. Un affare.

Poco prima della chiusura del pub, un ragazzo mi riempie di volantini pubblicitari di una discoteca a due passi da Notting Hill. 5 pound per entrare, ma nonostante i 5 minuti di parole per me ancora incomprensibili, non ho intenzione di andarci. Le discoteche non fanno per me. Preferisco parlare.

Mi ritrovo quindi in metro a scrivere qualcosa e a svegliare continuamente un indiano sconosciuto che si addormenta ripetutamente sul mio braccio destro. 
A un certo punto qualcuno grida qualcosa di cui capisco solo "change"!!
Sono arrivato al capolinea e non me ne sono nemmeno accorto! 
Ma non c'era bisogno di gridare così.

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